Con Tsipras o contro Tsipras? Questo è il problema

Tsipras, Grecia, Elezioni, Syriza, UE, USAPotrebbero essere rimasti stupiti, gli irriducibili critici di Tsipras, a trovare le proprie identiche opinioni sui giornali dei padroni (scusate se mi esprimo con termini fuori moda, ma provo soddisfazione a chiamare le cose col proprio nome) i giorni successivi all’accettazione degli accordi fra le istituzioni europee, la Grecia e la Germania. Doveva essere la vittoria dell’inciucio, dell’euro contro la sovranità, eppure dalle pagine dei quotidiani e dalla televisione il pensiero dominante ci parla di umiliazione della grecia, del barato greco, disfatta.

Forse la nostra classe dirigente in pochi giorni si è ricreduta sull’austerità propugnata dall’ideologia liberista e piange per  il “teribbile” accordo siglato? La risposta è dentro di te, epperò è sbagliata. In realtà quello che il pensiero unico proprio non digerisce non è soltanto la sfida ricevuta dalla coalizione Syriza-Anel, cosa che nessun altro governo precedente aveva minimamente pensato, ma soprattutto la capacità avuta da questa di barcamenarsi in diplomazia fra Mosca e Bruxelles, di mettere appunto in discussione le manovre imposte e soprattutto sopravvivere alla sfida, uscendone fuori con un rimpasto, ma ancora salda al potere e con il sostegno popolare. L’istituto Kapa ha infatti diffuso in questi giorni un sondaggio per cui il 72% della popolazione auspica di completare gli accordi e il 68% vuole ancora Tsipras premier. Non possiamo sapere se il governo greco sopravviverà nei prossimi mesi, ma fino ad ora è riuscito, rompendo alcuni schemi che la classe dirigente tradizionale non può, non vuole e non deve tradire, a far pesare la propria presenza, nel disappunto complessivo di chi ha da tempo rinunciato alla politica per seguire l’ideologia liberista e le decisioni dei tecnici liberisti.

A dispetto delle fantasie dei nostri fanta-rivoluzionari, Tsipras ha sempre avuto come obiettivo quello di rimanere nella zona euro, ma è riuscito ad entrare in quella che volente o nolente ha trasformato in una vera trattativa, rifiutando le imposizioni tecnocratiche pure. Quindi ora andremo verso ciò che sarebbe stato impossibile senza la prova di forza del referendum e quindi verrà il momento di ripensare il debito, che di certo non verrà ridotto nominalmente, ma vedrà diminuire i tassi e l’allungamento dei tempi per ripagarlo. Obiettivo, ribadiamo, impossibile senza la forza data dall’”OXI”.

L’estremismo politico fanta-rivoluzionario degli irriducibili critici di Tsipras invece continua a frignare senza costrutto contro il sistema, giustamente per carità, ma non riuscendo in questo modo ad affrontare la realtà, fatta di compromessi, tempi lunghi, analisi. Una delle domande che mi faccio e vi faccio è per esempio: “Dovessimo conquistare il potere domani, saremmo in grado noi di gestire politiche monetarie?”. E visto che per quanto mi riguarda la domanda è retorica, ne arriva un’altra: “A chi ci affideremmo, potremmo fidarci delle formule proposte?”. Questo per dire che l’opposizione fine a se stessa è inutile e all’analisi della realtà è necessario accompagnare lo studio, il miglioramento delle nostre capacità, altrimenti tanto vale ritrovarci sbronzi in una discoteca di Ibiza, atto politico più potente della critica isterica.

La moda dell’antagonismo sterile al sistema crea situazioni assurde, oggi come ieri: i giovani rivoluzionari guidati da Alemanno negli anni 70 sono pasciuti dietro scrivanie in odore di mafia e quelli che predicavano la “Lotta Continua” continuano a lottare a colpi di caviale e gay pride. Così oggi vediamo come si continui a voler fare i “rivoluzionari” con il culo degli altri per poi recarsi all’ovile di Salvini e Vendola.

Necessario è quindi analizzare a mente fredda senza farsi prendere dai fumi del Risiko, avendo ben chiaro che l’ideologia liberal-democratica non può che vincolare ad una sfera geopolitica euroatlantica e quindi liberandosi di esagerazioni opposte quali quelle che accusano la Germania di nazismo, o che vedono nella Germania il baluardo anti americano. Se Berlino riesce a pesare così tanto in Europa è per la sua poderosa macchina economica, ma anche per l’appoggio avuto dagli Stati europei filo-americani baltici e del nord, così come dal rapporto stretto e diretto con gli Stati Uniti: mai dimenticare la grande spesa tedesca per la Nato, ossia Washington, e mai sottovalutare lo spionaggio ormai documentato fatto dagli Usa verso la Germania.

È comunque chiaro e più volte evidenziato l’interesse degli Usa per l’Unione Europea, diventata suo “granaio” e periferia dove vomitare gli effetti della crisi. Per questo motivo gli Usa, attraverso il Fondo Monetario Internazionale, spingono per una diminuzione del debito, ma questa non può essere vista come manovra anti tedesca: è un modo per pressare le istituzioni europee certo, risponde anche perfettamente all’interesse dello stesso FMI che vedrà comunque ripagato il proprio debito in quanto è prioritario (rispetto a quello degli Stati) e che solo dopo potrà prestare di nuovo, ma soprattutto è una mano tesa nei confronti della Grecia che ultimamente ha giocato la carta dell’avvicinamento alla Russia, bestia geopolitica degli Stati Uniti. La Grecia è da anni e saldamente nell’orbita atlantica, dalla cortina di ferro ad oggi poco è cambiato e specialmente i maggiori abboccamenti col mondo ortodosso mettono in allarme gli strateghi oltreoceano: situazione anche potenzialmente pericolosa per i greci, basti ricordare gli strani collegamenti fra il gruppo terroristico “17 novembre” e gli USA, così come l’inspiegabile costituzione del peggior killer del gruppo avvenuta poco prima delle olimpiadi, in tempi pieni di decisioni epocali e magagne economiche, presentatosi da solo con il collare in bocca alla polizia greca.

Quindi lasciamo da parte la tifoseria, teniamola buona per il calcio, ma restiamo sempre con i piedi per terra e gli occhi aperti nel tentativo di comprendere i movimenti politici e geopolitici attuali. La vittoria del “No” al referendum è di sicuro un buon auspicio, ma non possiamo esagerarne la portata perchè viviamo in tempi magri dove tiranneggia la speranza, in cui se l’orizzonte culturale rimarrà liberal e il nemico continuerà ad essere lo “Stato”, le popolazioni continueranno a farsi abbindolare dal Renzi di turno che promette di abbassare le tasse.

20 luglio 2015

Matteo Pistilli – su Stato e Potenza

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