Agosto 39: Il Patto Molotov-Ribbentrop e la folle idea della Welt-Koalition

Molotov-Ribbentrop“Fin dal 1933 io continuo a sostenere che lo scopo fondamentale della politica estera di Stalin era la conclusione di un accordo con Hitler.” Lev Trockij.[1]

Il Patto Molotov-Ribbentrop, come molti sanno, è uno dei capisaldi dell‘ideologia britneyana (Il Britney National Party è partner di Informazione Scorretta). Quella strana alleanza che, per ragioni di realpolitik, mette assieme due rivoluzioni apparentemente contrastanti, l’una, il Nazionalsocialismo, che ritiene non possa esserci Socialismo senza l’affermazione del concetto di Nazione, il quale concetto si impregna fortemente di connotati razziali, e l’altra rivoluzione, quella Comunista, internazionalista, egualitaria, che però recupera il concetto di Patria solo ed esclusivamente affinché il Socialismo possa consolidarsi dapprima “in un solo paese” e poi in tutto il resto del mondo.

Se apriamo un qualsiasi buon manuale di storia possiamo leggervi i motivi per i quali Germania e Unione Sovietica si decisero, il 23 Agosto 1939,  a firmare un patto di non aggressione composto da sette articoli ufficiali e altri quattro tenuti segretati[2]. Per quanto riguarda l’Unione Sovietica, vedremo che essa, dopo la firma del Trattato di Brest-Litovsk e la fine della Prima della Guerra Mondiale, era stata costretta a rinunciare  alla Polonia Orientale, alla Lituania, alla Curlandia, alla Livonia, all’Estonia, alla Finlandia, all’Ucraina e alla Transcaucasia, perdendo una popolazione di 56 milioni di abitanti e ingenti risorse economiche[3]. Perciò, già dalla fine della guerra, il nuovo Stato bolscevico tentò di riconquistare le nazioni che erano state sotto il controllo dell’ex Impero Russo, ma senza successo[4]. Ma Stalin non aveva abbandonato l’idea di liberare i popoli “fratelli” oppressi dal giogo del Capitalismo ed estendere l’influenza del Socialismo in tutti i quei territori. Intanto, nel Maggio del 1939, Germania e Italia avevano stretto il “Patto d’Acciaio”, un’alleanza di tipo militare che faceva presagire che l’equilibrio europeo stabilito a Versailles non avrebbe più retto. Vista la politica di “Appeasement” di Francia e Gran Bretagna che a Monaco nel 1939, avevano rinunciato all’indipendenza della Cecoslovacchia per acconsentire alle ragioni di Hitler (per spingere forse il cancelliere del Reich proprio ad attaccare l’URSS)[5], Stalin temette che questi nuovi assetti geopolitici che si andavano delineando potessero spingere il Reich tedesco ad espandersi verso Est. Non meno determinante fu la situazione in cui si trovava l’Armata Rossa alla fine degli anni ’30: dopo la fine della Guerra Civile e l’esilio di Trockij, durante la stagione delle “Grandi Purghe”, Stalin iniziò una campagna di epurazione degli “elementi politicamente scorretti” soprattutto tra gli ufficiali di rango superiore dell’esercito.[6] Ciò provocò l’indebolimento dell’esercito russo che durò fino al 1942.[7] Tutti questi motivi spinsero l’Unione Sovietica a proporre alla Germania un patto di non aggressione. Dal canto suo, Hitler, ormai pronto ad iniziare la guerra, accolse prontamente la sorprendente disponibilità sovietica contando di sfruttare l’accordo per concentrare le sue forze a Ovest, senza temere minacce alle spalle pur mantenendo le sue mire strategiche a lungo termine verso le terre dell’Est.

Voler giustificare un’alleanza di tale portata con la sola realpolitik, e non tenere conto dell’aspetto ideologico, sarebbe per noi ingenuo e riduttivo, perché, se è vero che, nel  1926,  il  Mein  Kampf di  Hitler  aveva  predicato  la  necessità  della “spinta verso Oriente” (Drang nach Osten), per acquisire a discapito dei Paesi slavi e della Russia il Lebensraum (“Spazio vitale”) indispensabile alla sopravvivenza del popolo germanico[8], il futuro Führer non aveva dimenticato, tuttavia,  di  considerare,  in  quello  stesso  scritto,  che  il  più  grande  ostacolo  alla volontà di potenza del nuovo Reich restava quello costituito dal Regno Unito e soprattutto dagli Stati Uniti che, “grazie alle loro immense risorse naturali”, erano  destinati  a  realizzare  il  disegno  di  arrivare  a  “una  balcanizzazione dell’Europa e della Germania”[9]. Tali circostanze  consigliavano la costruzione di una diarchia planetaria russo-tedesca in grado di affrontare  con  successo  il  futuro,  immancabile  scontro  con  la  superpotenza  americana.

cropped-Immagine.jpgDopo le prime difficoltà, i tedeschi riuscirono anche a far digerire l’accordo con Mosca anche ai propri alleati, firmatari del Patto Anti-Comintern. Fu Mussolini soprattutto che si trovò spiazzato da questa intesa tra il Reich e i sovietici. Eppure,  l’Italia fu uno dei primi paesi occidentali ad aver riconosciuto la sovranità dell’Unione Sovietica[10] e che aveva firmato, nel 1933, un Trattato di amicizia con Mosca[11]. Ma dopo la guerra di Spagna, la situazione era completamente cambiata in quanto il pensiero cattolico si era  diventato predominante e aveva contribuito a far prendere al fascismo una deriva fortemente antibolscevica[12]. Inoltre, c’era la questione dei Balcani, sui quali sia l’Italia che la Russia avevano mire e su questo terreno la diplomazia cercò di porvi rimedio, facendo riconoscere l’influenza italiana sul Mediterraneo da parte dell’URSS e l’influenza sovietica sul Mar Nero da parte dell’Italia[13].

La possibilità di trasformare il Patto Molotov-Ribbentrop  nella “Coalizione Planetaria” destinata a distruggere il predominio anglosassone, faceva un importante passo avanti, il 15 novembre del 1940, quando Molotov di ritorno da una missione nella capitale tedesca prospettava a Stalin la possibilità di far aderire  l’Urss, come “Potenza non belligerante”, a  uno  strettissimo  accordo di collaborazione politica e di assistenza economico-militare con gli Stati aderenti  al  Patto  Tripartito[14]. L’accordo era stato delineato a grandi linee in un meeting berlinese, durante il quale, vennero anche fissate le rispettive sfere di influenza: Il Giappone doveva espandersi verso l’Estremo Oriente, l’Italia verso il Mediterraneo e l’Africa settentrionale, la Germania verso quella centrale. Alla Russia erano garantite una sostanziale revisione della Convenzione di Montreux[15] del 20 luglio 1936, per quello che riguardava il libero transito del proprio naviglio militare attraverso i Dardanelli, il Mar di Marmara e il Bosforo, e la possibilità di proiettarsi, senza intralci, in direzione del Mar Rosso, del Golfo Persico, del Mar Arabico fino al Golfo del Bengala. Nella giornata successiva, Ribbentrop aggiungeva che quello che più premeva alla Germania era di “favorire tutte le possibili aspirazioni russe in direzione dell’India”, in modo da colpire al cuore la potenza economica dell’Impero inglese. La  “Quadruplice  alleanza”  avrebbe  dovuto  portare,  infatti,  alla creazione  di  un  blocco  geopolitico,  capace  di  abbracciare  l’Europa,  l’Asia, l’Africa, dall’Atlantico al Pacifico, all’Oceano Indiano. Sarebbe così nata una Welt-Koalition invulnerabile sul piano militare, della quale persino il massimo sforzo della Gran Bretagna, con tutti i suoi Dominions, e degli Stati Uniti, con i  Paesi  dell’America  Latina,  non  avrebbe  potuto  bilanciare  la  potenza. L’asse Berlino-Mosca, sostenuto dall’alleanza di Italia e Giappone, poteva riorganizzare la massa continentale  euroasiatica  e  porre  fine  alla  strategia  di  strangolamento  economico dell’”anaconda anglo-sassone”, perché l’Eurasia unificata, sotto la guida di  Germania  e  Unione  Sovietica,  avrebbe  costituito  una  formazione  geopolitica  talmente  estesa  da  poter  contrastare  con  successo  l’egemonia  planetaria di Inghilterra e Stati Uniti. [16]

 Immediatamente  dopo  il  ritorno  di  Molotov  a  Mosca, la diplomazia sovietica si metteva, infatti, al lavoro per definire i punti qualificanti della futura alleanza quadripartita. Il risultato di questa frenetica attività portò, il 25 novembre 1940, alla stesura di un progetto di convenzione politico-militare, redatto dallo stesso Molotov sulla bozza di accordo formulata da Ribbentrop  circa  dieci  giorni  prima.  Progetto  che  von  Schulenburg comunicò a Berlino nelle prime ore del 26.

Il  Governo  Sovietico  è  disposto  ad  accettare  la  bozza  del  Patto  delle Quattro Potenze, che il Ministro degli Esteri del Reich ha illustrato nel colloquio del 13 novembre, riguardante la collaborazione politica e il reciproco sostegno economico alle seguenti condizioni: 1. Che le truppe tedesche siano immediatamente  ritirate  dalla  Finlandia  la  quale,  in  base  all’accordo  del 1939, rientra nella sfera d’influenza dell’Unione Sovietica. Nello stesso tempo, l’Unione Sovietica s’impegna ad assicurare relazioni pacifiche con la Finlandia e  a  proteggere  gli  interessi  economici  tedeschi  per  quello  che  riguarda  l’esportazione  di  legname  e  nickel.  2.  Che  a  breve,  entro  i  prossimi  mesi,  la sicurezza di navigazione dell’Unione Sovietica negli Stretti sia assicurata dalla conclusione  di  un  patto  di  mutua  assistenza  tra  l’Unione  Sovietica  e  la Bulgaria,  che  geograficamente  è  posta  all’interno  dei  limiti  della  zona  di sicurezza del Mar Nero dell’Unione Sovietica, e dall’installazione, inoltre, di una  base  terrestre  e  navale  per  le  forze  dell’Urss,  a  ridosso  del  Bosforo  e dei Dardanelli, tramite una formula di affitto a lunga scadenza. 3. Che l’area  a  sud  di  Batum  e  Baku,  in  direzione  del  Golfo  Persico,  venga  riconosciuta quale centro delle aspirazioni dell’Unione Sovietica. 4. Che il Giappone rinunci ai suoi diritti per quello che riguarda le concessioni petrolifere e carbonifere  nella  parte  settentrionale  dell’isola  di  Sakhalin.  In  accordo  con quanto  esposto,  la  bozza  del  protocollo,  concernente  la  delimitazione  delle sfere  d’influenza,  così  come  delineata  dal  ministro  degli  Esteri  del  Reich, dovrebbe essere emendata in modo da individuare il punto focale delle aspirazioni dell’Unione Sovietica nella zona a sud di Batum e Baku, in direzione del Golfo Persico. Allo stesso modo, la bozza del protocollo di accordo tra Germania, Italia, e Unione Sovietica riguardante la Turchia dovrebbe essere emendata così da garantire una base per truppe terrestri e forze navali leggere sovietiche sul Bosforo tramite un affitto di lungo periodo, inclusa nel caso  la  Turchia  dichiari  di  voler  aderire  anch’essa  al  Patto  delle  Quattro Potenze una  garanzia  dell’indipendenza  e  del  territorio  della  Turchia  da parte  delle  tre  Potenze  sunnominate.  Questo  protocollo  dovrebbe  stabilire che,  in  caso  la  Turchia  rifiuti  di  unirsi  alle  Quattro  potenze,  la  Germania, l’Italia, e l’Unione Sovietica si accorderanno per delineare e condurre a termine  le  necessarie  misure  militari  e  diplomatiche,  da  stabilirsi  in  una  clausola supplementare.[17]

Da li in poi le trattative si arenarono: presto, la situazione bellica portò Mosca e Berlino a competere fortemente nei Balcani e nel Baltico[18]. La crisi culminava con la firma del Trattato di amicizia e non aggressione tra Mosca e Belgrado del 5 aprile 1941, alla quale avrebbe  fatto  seguito  l’immediata  invasione  della  Jugoslavia  da  parte  della Germania .[19] Hitler era perfino arrivato a dichiarare che l’avvicinamento di Belgrado all’URSS era una chiara intimidazione nei confronti della Germania, alla quale si doveva rispondere con la forza aggiungendo  che  il  concentramento  di  truppe  sovietiche  sul  Baltico  costituiva  il  preludio  di  un’offensiva verso  i  confini  tedeschi  che  sarebbe  stata  però  bloccata  da  un  attacco  preventivo della Wehrmacht nelle prime settimane di giugno[20]. Il resto della storia la conosciamo.

 In realtà, Hitler riteneva che la validità dell’alleanza planetaria tra i due sistemi totalitari avrebbe potuto continuare a svolgere la sua funzione soltanto fino a quando la Germania avesse  conservato  la  speranza  di  poter  neutralizzare  la  Gran  Bretagna  come potenza  belligerante  attraverso  una  “pace  di  compromesso”.  In  questo  caso,l’intervento  di  Washington  nel  teatro  bellico  sarebbe  stato  procrastinato, secondo  i  calcoli  di  Hitler,  almeno  di  un  trentennio,  e,  nel  corso  di  questo lungo intervallo temporale, il Reich avrebbe potuto rafforzare la sua posizione strategica e forse cementare ulteriormente l’intesa con la Russia attraverso una progressiva  assimilazione  del  regime  sovietico  a  quello  nazionalsocialista.  Se l’Inghilterra, invece, avesse perseverato nella lotta, l’ingresso nel conflitto della “Grande  Nazione”  atlantica  si  sarebbe  verificato  in  tempi  strettissimi,  obbligando  Berlino  a  una  «definitiva  resa  dei  conti»  con  l’Urss  per  sventare  ogni possibile  minaccia  proveniente  dall’Est  e  per  entrare  stabilmente  in  possesso delle risorse energetiche e alimentari indispensabili per fronteggiare il futuro scontro  con  gli  Usa [21].  Proprio  questa  eventualità  prendeva  corpo  nel novembre-dicembre  1940,  costringendo  Hitler  ad  assumere  “la  più  grave  di tutte  le  decisioni”:

Nessuna  delle  decisioni  che  io  dovetti  prendere  nel  corso  di  questa guerra  fu  più  grave  dell’attacco  alla  Russia.  Avevo  sempre  sostenuto  che  a qualsiasi costo avremmo dovuto evitare di condurre la guerra su due fronti, e potete star certi che meditai a lungo e con ansia su Napoleone e sulle sue esperienze in Russia. Perché, allora, è lecito domandarmi, questa guerra contro la Russia, e perché proprio nel momento da me prescelto? Avevamo già rinunciato alla speranza di terminare il conflitto mediante una riuscita invasione dell’Inghilterra. Per di più quel Paese, sotto la guida dei suoi stupidi capi,  si  sarebbe  rifiutato  di  riconoscere  la  nostra  egemonia  in  Europa  fino a  quando  sul  Continente  fosse  rimasta  una  grande  Potenza  che  era  fondamentalmente ostile al Terzo Reich. La guerra, quindi, sarebbe continuata all’infinito,  una  guerra  nella  quale,  alle  spalle  degli  inglesi,  gli  americani  avrebbero avuto una parte sempre più attiva. L’importanza del potenziale bellico degli Stati Uniti, i progressi raggiunti negli armamenti – sia nel nostro campo, sia in quello degli avversari – e la prossimità delle coste inglesi, tutti questi fattori si associavano e rendevano assolutamente sconsigliabile per noi d’impantanarci in un conflitto di lunga durata. Il Tempo – e si tratta sempre del fattore Tempo, si badi – sarebbe stato, infatti, in misura crescente contro di noi. Per convincere l’Inghilterra a rassegnarsi, per costringerla a fare la pace, era essenziale toglierle la speranza di poter schierare contro la Germania sul continente  stesso  un  avversario  di  statura  uguale  alla  nostra.  Non  avevamo scelta,  dovevamo  a  qualunque  costo  eliminare  il  fattore  russo  dal  bilancio europeo.  […]  Un’altra  ragione  dell’attacco  all’Urss  stava  nel  fatto  che  le materie  prime  rifiutateci  dai  russi  erano  essenziali  per  noi.  Nonostante  gli impegni da essi presi, il ritmo delle consegne diminuiva senza posa ed esisteva il reale pericolo che potessero cessare del tutto e improvvisamente. Se i Russi non erano disposti a darci di loro spontanea volontà le materie prime, che  dovevamo  avere,  non  ci  rimaneva  altra  alternativa  all’infuori  di  quella di andarcele a prendere, in situ, e con la forza. Presi la mia decisione immediatamente dopo la visita di Molotov a Berlino nel mese di novembre, poiché  allora  mi  apparve  chiaro  che,  prima  o  poi,  Stalin  ci  avrebbe  abbandonati  per  passare  al  nemico.  Avrei  dovuto  guadagnar  tempo  per  far  sì  che  i nostri preparativi raggiungessero una maggior completezza? No, poiché così facendo  sarei  stato  costretto  a  rinunciare  all’iniziativa  e  il  breve,  precario respiro  che  avremmo  potuto  guadagnare  ci  sarebbe  costato  assai  caro.  Avremmo  dovuto  piegarci  al  ricatto  sovietico  per  quanto  concerneva  la Finlandia, la Romania, la Bulgaria e la Turchia. Ciò, inutile dirlo, era fuori questione.  Il  Terzo  Reich,  difensore  e  protettore  dell’Europa,  non  avrebbe potuto sacrificare quei Paesi amici sull’altare del comunismo. Un simile comportamento sarebbe stato disonorevole e se lo avessimo adottato non avremmo potuto sottrarci al giusto castigo. Dal punto di vista morale, e da quello strategico,  si  sarebbe  trattato  di  un  miserevole  baratto.  La  guerra  contro  la Russia  era  divenuta  inevitabile,  qualsiasi  cosa  noi  potessimo  fare.  Rinviarla significava soltanto che avremmo dovuto combatterla in seguito in condizioni i  gran  lunga  più  sfavorevoli.  Decisi  pertanto,  subito  dopo  la  partenza  di Molotov, che avrei regolato i conti con la Russia non appena la stagione favorevole lo avesse consentito. [22]

Marco Muscillo per Informazione Scorretta e Britney National Party

[1]    Fonte non confermata.

[2]    Per conoscere nel dettaglio tutti gli articoli del Patto, potete andare su: http://www.lasecondaguerramondiale.com/patto-molotov-ribbentrop.html

[3]    Augusto Camera e Renato Fabietti, Elementi di storia Vol. III, Zanichelli, pagina 1.227.

[4]               Norman Davies, White Eagle, Red Star: The Polish-Soviet War 1919-20, Random House, 2011.

[5]    A.Ula, Storia della politica estera sovietica -1917-1967-, Rizzoli, Milano, 1979, pp. 342-343.

[6]          “Le purghe decimarono l’Armata Rossa. Tra il 1937 e il 1938, furono eliminati fra 20.000 e 35.000 ufficiali dell’Armata Rossa. Il 90% dei generali e l’80% di tutti i colonnelli furono assassinati dalla Gpu. Tra gli arrestati in quel periodo c’erano tre marescialli su cinque; tre comandanti di primo grado su quattro; 60 sui 67 comandanti di corpo, 136 comandanti di divisione su 199, e 221 comandanti di brigata su 397; entrambi gli ammiragli di flotta di primo grado, entrambi quelli di secondo grado, tutti e sei gli ammiragli di primo grado, nove dei 15 ammiragli di secondo grado, entrambi i commissari di primo grado dell’esercito, tutti e 15 i commissari di secondo grado dell’esercito, 25 dei 28 commissari di corpo, 79 commissari di divisione su 97, e 34 dei 36 commissari di brigata. “ (http://www.marxismo.net/russia/03.htm)

[7]    http://archiviostorico.corriere.it/1996/febbraio/27/purghe_indebolirono_Armata_Rossa_co_0_96022710557.shtml

[8]    A. Hitler , La mia battaglia, Roma, Emmekappa, 1971, pp. 221 ss. Sul «carattere inevitabile della guerra contro la Russia», Hitler si sarebbe espresso ancora nel maggio del 1942. Si  veda  Conversazioni  a  tavola  di  Hitler,  a  cura  di  M.  Bormann  e  con  una  Prefazione  di  H.Trevor-Roper, Gorizia, Leg, 2010, pp. 448-449.

[9]    A.  Hitler ,  La  mia  battaglia,  cit.,  p.  201.  In  una  conversazione  del  24  gennaio  1942, Hitler avrebbe tuttavia aggiunto che la libido dominandi del capitalismo nord-americano avrebbe finito  per  travolgere  anche  la  potenza  inglese,  se  la  Gran  Bretagna  non  avesse  interrotto  l’alleanza con gli Stati Uniti. Si veda Conversazioni a tavola di Hitler, cit., p. 671-672. Sul punto, rimandiamo a G. L. W EINBERG , Hitler’s image of the United States, in «The American Historical Review», 69, 1964, 4, pp. 1006-1021

[10]  M. Martelli ,  Mussolini  e  la  Russia.  Le  relazioni italo-sovietiche dal 1922 al 1941, Milano, Mursia, 2007, pp. 51 ss.

[11]  http://archiviostorico.corriere.it/2006/febbraio/22/Italia_Urss_alti_bassi_tra_co_9_060222088.shtml

[12]  E. Di Rienzo , La storia e l’azione. Vita politica di Gioacchino Volpe, Le Lettere, collana Biblioteca di Nuova Storia Contemporanea, 2008, pp. 429-432.

[13]  M. Toscano ,  Una  mancata  intesa  italo-sovietica  nel  1940  e  1941,  Firenze,  Sansoni, 1955, pp. 24-51.

[14]  V. Volkov , Quando Stalin voleva allearsi con Hitler. Le trattative fra Urss e Terzo Reich nel 1940, in «Ventunesimo Secolo», 2, 2003, 3, pp. 9-33.

[15]  Per approfondire:  A.  R.  De Luca ,  The Montreux  Conference  of  1936.  A  Diplomatic  Study  of  Anglo-Soviet  Rivalry,  Stanford,  Stanford University Press, 1973.

[16]  Leggasi a tal riguardo K. E. Haushofer , Der Kontinentalblock: Mitteleuropa, Eurasien, Japan, Berlin, Eher,

      1941.

[17]   Raymond James Sontag (a cura di), James Stuart Beddie (a cura di) Nazi-Soviet Relations. Documents from the Archives of the German Foreign Office, Univ Pr of the Pacific, 2003, pp. 258-259.

[18]  e J.  Von Ribbentrop , Fra Londra e Mosca, Bocca,1954, pp. 294 ss

[19]  S.K. Pawlowitch , Hitler’s New Disorder. The Second World War in Yugoslavia, London, Hurst, 2008, pp. 1-21.

[20]  E. Di Rienzo, E. Gin, L’ambigua intesa. L’Urss e le potenze dell’Asse, 1939-1941, Società editrice Dante Alighieri, 2012, pp. 83-84.

[21]  H.  W.  Koch ,  Hitler’s  “Programme”  and  Genesis  of  Operation  Barbarossa,  in  «The Historical  Journal»,  26,  1983,  4,  pp.  891-920,  in  particolare  pp.  911  ss.  Si  veda  anche  J.  C. Fest , Hitler. Una biografia, Milano, Garzanti, 2005, pp. 788 ss.

[22]  Le  Testament  politique  de  Hitler.  Notes  recueillies  par  M.  Bormann.  Préface  de  H.R. Trevor-Roper avec un commentaire de A. François-Poncet, Paris, Fayard, 1959, pp. 93 ss.

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